I Giardini del Senatore di Marco Campagnoli

Marco Campagnoli I Giardini del Senatore Con Figure A4

Marco Campagnoli
I Giardini del Senatore
Premessa
Il mio interesse per il palazzo Venieri inizia dal mio lavoro di catalogatore di beni architettonici per la Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici delle Marche. Nel 1994 infatti l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione intraprese un Inventario nazionale dei Beni Culturali (Architettonici, Archeologici e Storico Artistici) vincolati dalle leggi di tutela nazionale specialmente la Legge n.1089 del 1939. In quell’occasione catalogai anche il cosiddetto Palazzo degli Studi, così chiamato dal 1937 in quanto ospitava il Liceo Classico. Avevo letto di palazzo Venieri già nel 1990 nel libro di Marco Moroni sulla grande fiera medievale di Recanati1; qui lessi dell’ampio porticato progettato da Giuliano da Maiano lungo la via pubblica. Comunque nel 1994 stabilii questo primo contatto più strutturato con quelle antiche ed eleganti forme di architettura storica. Mio fratello Alfredo, mi segnala il lavoro di un dottorando dell’Università di Firenze, Francesco Quinterio, sul palazzo e sul progetto dell’architetto fiorentino2. Cominciai a vedere più chiaramente dentro quelle forme, dove avevo frequentato una piacevole prima media. Tanto chiaramente e “profondamente” da entrare nelle grotte e nella cisterna, sempre con mio fratello Alfredo ed altri amici speleologi del Gruppo Grotte Recanati. Alla luce delle lampade ad acetilene scoprimmo quella lunga galleria, quasi cento metri, che attraversa la strada e collega il palazzo con gli attuali giardini pubblici. Alfredo, geometra comunale e appassionato custode della cartografia storica, scov le planimetrie di un rilievo presumibilmente di fine Ottocento o inizio Novecento, completo del giardino e delle grotte. All’inizio del nuovo millennio incontrai di nuovo “il palazzo” con tutta la sua ingombrante maestosità per formalizzare le nostre ricerche speleologiche all’interno di un incarico dell’Assessore alla Cultura di Recanati Franco Foschi, relativo alle cavità artificiali di proprietà comunale3. Infine nel 2014 in occasione delle lezioni sul palazzo Venieri tenute nel Corso sui beni culturali di Recanati all’Università di Istruzione Permanente4 iniziai alcune ricerche presso la Biblioteca Benedettucci di Recanati. Come spesso accade non sempre è la ricerca che conduce a trovare i documenti giusti ma le circostanze, spesso fortunate. In questo caso le circostanze si chiamavano Denise Tanoni, responsabile della Biblioteca Benedettucci. Sapendo della mia ricerca, mi segnala alcuni disegni di architettura che potevano interessarmi poiché riguardavano i Carradori, per l’esattezza il conte Antonio Carradori. Erano elaborati progettuali di notevole fattura e rappresentavano forme classiche. Alla base di questi percorsi di ricerca sui progetti in questione c’è anche l’esame della cartografia storica. Questa, se bene interpretata e contestualizzata, pu chiarire alcuni aspetti della storia dell’architettura e della città. Questa consapevolezza è una conquista recente degli studi storico-architettonici ed è ormai essenziale per ogni discorso sulla città storica e la sua evoluzione.
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Da palazzo Venieri a palazzo Carradori: tre secoli di architettura storica a Recanati.
Il conte Roberto Carradori, prozio del senatore Antonio, acquista il palazzo Venieri probabilmente dalla Congregazione di San Giacomo nell’anno 1729. Saranno in seguito anche acquistati i lotti di fronte al palazzo per realizzare il primo giardino cinto di mura. Questi avvenimenti conducono ad un progetto di ristrutturazione e ampliamento che cambia in modo sostanziale l’aspetto del palazzo. Si chiudono il portico principale al piano terra lungo la via pubblica e quello al piano nobile verso levante e la corte interna; si realizzano dei piani ammezzati fortificando con pilastri le colonne che sostengono il palazzo. I lavori furono affidati a Pietro Augustoni, architetto comasco da tempo attivo nelle Marche. Egli era a Fermo almeno dal 1770, per cui i lavori al palazzo del conte Roberto Carradori poterono iniziare a partire da quegli anni.
I Carradori erano una famiglia di possidenti di Montefano, che avevano acquisito la nobiltà grazie a un personaggio come Baglione, che aveva sposato la marchesa Isabella Maculani di Camerino. Suo figlio Roberto sposa la contessa recanatese Costanza Flamini il 27 luglio del 1724; trasferitosi a Recanati cinque anni dopo acquista il Palazzo Venieri. Questo era da tempo ridotto in appartamenti d’affitto dalla Confraternita di San Giacomo che l’aveva acquistato nel 1519 da Giacomo Venieri, nipote del cardinale Anton Giacomo Venieri, committente originale del palazzo5. L’intenzione era di farne una dimora principesca degna dell’ascesa e del rango ottenuto dalla famiglia. La sorella Fiordalisa (1693-1774) già nel 1711 aveva sposato il conte Giacomo Leopardi (1680-1733) avo del poeta. Dei suoi quattro figli, Antonio, Filippo, Violante e Rosalia, toccherà al primogenito Antonio continuare i lavori del palazzo. Le strategie familiari si annunciano subito ambiziose. Antonio sposa la contessa Giacoma Massucci della Stella, della famiglia che alla fine del Quattrocento aveva fatto costruire il bellissimo palazzo in via Roma, anche quello su progetto di Giuliano da Maiano come il Palazzo Venieri; Filippo sposa la contessa
Edvige Leopardi; Violante viene maritata al conte Lorenzo Corraducci Mazzagalli e Rosalia, infine, sposa il marchese Giuseppe Roberti, proprietario del maestoso palazzo disegnato da Francesco Bibbiena, non lontano dalla dimora dei Carradori.
Il conte Antonio e la contessa Giacoma Massucci della Stella hanno tre figli: Roberto, filippino e vescovo di Montalto (1778) che avrà una parte importante nei lavori del palazzo essendo il protettore e mentore del giovane artista recanatese Saverio Moretti, chiamato a decorare gran parte degli appartamenti del palazzo Carradori; Benedetto, che sposa la principessa Livia Rospigliosi il 12 maggio 1794, allargando le alleanze familiari fuori delle Marche; infine Ludovico che non prende moglie. Il conte Benedetto e la principessa Livia Rospigliosi hanno un solo figlio: Antonio, il futuro senatore. Tre dei quattro figli del conte Antonio e della principessa Livia con i rispettivi matrimoni allargano influenze e patrimonio familiari. La primogenita Luisa sposa lo scultore ascolano Ugolino Panichi, autore della statua di Giacomo Leopardi, voluta dal senatore Antonio, allora sindaco di Recanati, in previsione del primo centenario della nascita del poeta recanatese. La secondogenita Maria sposa Antonio Pascucci-Garulli, borghese in ascesa, presidente della neonata Cassa di
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Risparmio e in predicato di acquisire un titolo nobiliare. Infine la terzogenita Livia sposa il marchese maceratese Giacomo Costa. Tra fine Ottocento e inizio Novecento i Pascucci-Garulli si estinguono nei Pallavicino, ultimi proprietari del palazzo e dei giardini. Questi negli anni Trenta del Novecento vengono acquistati dal Comune così come il palazzo, per ospitare il Regio Liceo Classico ed i Giardini Pubblici, inaugurati nel 1937 in occasione del primo centenario della morte di Giacomo Leopardi.
La trasformazione dello spazio antistante il palazzo e la creazione dei giardini
A Recanati, oltre al Catasto Gregoriano del 1818, esistono carte catastali urbane aggiornate nel 1873. Questi due tagli temporali agli estremi del secolo XIX consentono di valutare le principali trasformazioni ottocentesche nell’assetto urbano di Recanati. Tra queste ricordiamo la demolizione di alcune porte urbiche, la costruzione del nuovo Palazzo Comunale demolendo il precedente Palazzo dei Priori ed il convento dei padri Domenicani. Prima delle mappe del Catasto Gregoriano dobbiamo affidarci alle vedute di Recanati e in particolare a quella del geografo veneziano Vincenzo Coronelli (1650-1718) (Figura 1). Questi, generale dei Francescani dal 1701 al 1704, realizzò per i Venieri di Recanati il Compendio Storico Della Città e Vescovado di Ricanati e Loreto, Con qual’occasione trattasi della Famiglia Patrizia dello stesso nome Ricanati altrimenti detta Venieri, Alla medesima Dedicato dal P. Coronelli ex Generale dell’Ordine di S. Francesco.
Figura 1. Vincenzo Coronelli, Veduta di Recanati (1708-1718), particolare di Palazzo Venieri.
Databile tra il 1708 ed il 1718, la veduta mostra il palazzo Venieri con numerose case davanti e senza alcuno spazio, né piazza né giardini. Se ne deduce che la realizzazione dei giardini sia stata tutta opera dei Carradori. Fino al 1818 non abbiamo altra cartografia, ma nella mappa urbana di Recanati del Catasto Gregoriano redatto appunto nel 1818 davanti al palazzo ora dei Carradori è disegnato un giardino rettangolare cinto di mura (Figura 2)6. Le due mappe urbane del 1818 e del
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1873 rendono evidenti le trasformazioni e ci consentono di vedere l’evoluzione delle acquisizioni immobiliari che permetteranno di allargare fino a raddoppiarlo il primitivo giardino disegnato davanti al palazzo nella mappa del 18187.
Figura 2. Catasto Gregoriano 1818 Mappa Urbana di Recanati. Porzione relativa al Palazzo Carradori (già Venieri)(205) ed ai sui giardini (728). Negli anni successivi i Carradori, certamente il conte Benedetto e suo figlio Antonio, acquistano proprietà immobiliari e spazi privati e pubblici per ingrandire i giardini sino alle dimensioni degli attuali Giardini Pubblici Comunali.
Nel corso dell’Ottocento ci sono due avvenimenti familiari che conseguono effetti vistosi sulle trasformazioni del palazzo e dei giardini: il matrimonio del conte Benedetto con la principessa Livia Rospigliosi nel 1813 ed il matrimonio di suo figlio Antonio con la principessa Laura Simonetti nel 1838. In entrambi i casi sono realizzati notevoli lavori di trasformazione del piano nobile del palazzo
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per allestire i relativi appartamenti ed è iniziato il percorso di trasformazione dei giardini. Il titolo di questo articolo li definisce Giardini del Senatore, perché proprio il conte Antonio, senatore del Regno d’Italia dal 1860, sarà il committente principale di questi lavori. Già nel 1873 i Carradori hanno acquistato tutto lo spazio urbano necessario a raddoppiare il giardino originale cintato da muro perimetrale (part.728) fino alla porzione di strada pubblica a ridosso delle mura (part.731), identificata come vicolo Ciniscione. Tutte le proprietà sulla sinistra nel 1818 appartenevano a privati: una casa con bottega (725), una casa di proprio uso (727) con un ampio orto (723) appartenevano a Rosa Tamburini fu Enea vedova Cagnaroni e un’altra casa di proprio uso (726) a Giuseppe Colonnelli fu Pasquale. Ovviamente i Carradori acquistano le proprietà dopo il 1818 e nel corso di alcuni anni si può ipotizzare l’inizio della progettazione del nuovo giardino. Considerando i progetti conservati nella Biblioteca Benedettucci, tutti commissionati e alcuni siglati dal conte Antonio, già committente di lavori importanti all’interno del palazzo, è certamente suo il ruolo principale in questa vicenda. A partire dal 1838, cioè dopo le proprie nozze, è probabile il suo impegno concreto e specialmente dopo la sua elezione a senatore del Regno e l’impegno negli altri incarichi pubblici: sindaco di Recanati (1860-1869), consigliere provinciale di Macerata (1860) e presidente della Cassa di Risparmio di Recanati (dal 18 aprile 1867)8. La sequenza temporale dei catasti del 1818, del 1873 e del 1937 mostra il percorso di realizzazione dei giardini attuali (Figure 3)9.
Figura 3. Da sinistra le porzioni di Mappa Urbana del Catasto Gregoriano 1818, del Catasto Gregoriano 1873 e del Catasto di Nuovo Impianto dello Stato Italiano del 1937
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I giardini del senatore Antonio. Progetti e disegni conservati nella Biblioteca Benedettucci
Ma veniamo allo scopo principale di questo articolo: i disegni. Sono diversi i documenti grafici conservati nel Fondo disegni della Biblioteca Benedettucci di Recanati, ma quelli che ci interessano sono sei: il progetto della galleria, il progetto per la serra, il progetto per l’ingresso dei giardini e due progetti per un padiglione terrazzato verso ponente e verso levante.
Il progetto della galleria. Foglio n.9: un disegno su cartoncino di cm 37,5×49,2 con inchiostro nero, matita e acquarello. La carta ovviamente è ingiallita ma lo stato di conservazione è buono. A destra sono disegnati i prospetti interni ed esterni della galleria, sezione e prospetto
della piccola esedra all’inizio della galleria, il prospetto dettagliato del torrione in stile storicista neo-medievale che costituisce l’ingresso della galleria nello spigolo sud-orientale del palazzo, a ridosso del giardino di levante utilizzato come limonaia al tempo dei Carradori. Le scritte sui disegni sono dall’alto: “Sezione interna per largo dell’atrio”, “Sezione interna per lungo dell’atrio” e “Alzato del baluardo”. A destra la planimetria dettagliata della parte iniziale della galleria, l’ingresso che è anche architettonicamente la parte più elaborata. Oltre ai dettagli tecnici, a misure e descrizioni, ci sono tre scritte: in alto al centro “Ingresso dell’Atrio al Tunnel dalla parte di Marina eseguito negli stabili di Sua Ecc. Il Sig. Senatore Conte Carradori diretti da Luigi Bambini”; a destra al centro in verticale “Recanati 15 Gennaio 1873 visto ed approvato il seguente progetto per l’esecuzione che si giudica di tutta soddisfazione A.Carradori”; infine ancora a destra ma in basso e nel verso giusto “La mezza tinta in nero indica le parti del vecchio stabile marcato A. B. La tinta gialla le parti demolite C. Rosso chiaro le parti edificate”. In alto a sinistra, ovviamente, il bollo della Biblioteca Benedettucci di Recanati. Il disegno del cosiddetto baluardo mostra affiancate due possibili soluzioni di prospetto: a sinistra merli in foggia ghibellina a coda di rondine e lunghi piombatoi, a destra nessuna merlatura e piombatoi ridotti. Entrambi hanno al centro una porta con arco a tutto sesto sormontata dallo stemma dei Carradori: scudo coronato con un carro di quattro ruote. (Figura 4)
Le sezioni della galleria. Foglio n.6: un disegno su cartoncino di cm 38×49,2 con inchiostro nero, matita e acquarello. A sinistra sezione longitudinale parziale e trasversale e planimetria parziale della galleria con le proprietà attraversate. Sotto la scritta “Recanati 23 8bre 1872 Visto ed approvato il presente progetto presentatomi dal Sig. Bambini Luigi per l’esecuzione A. Carradori” sul lato sinistro di traverso “Pianta topografica e d’alzato […] del Tunnel eseguito negli stabili di S. E. il Sig.Senatore Conte A. Carradori diretto da L. Bambini”. Sul lato destro la sezione di una scala elicoidale destinata a collegare il tunnel o altra parte del palazzo probabilmente nel giardino di levante (limonaia).
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Figura 4. Il progetto dell’ingresso della Galleria. Biblioteca Benedettucci Recanati Fondo Disegni n.9 (Foto Fabio Buschi).
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Il progetto della serra. Foglio n.5: un disegno su cartoncino di cm
45,6×29,6 con inchiostro nero e matita. Sopra il prospetto a inchiostro di un padiglione non specificato. Sotto due diverse soluzioni per la serra poi effettivamente realizzata. Prospetto a matita con dettagli del paramento in arenaria, gli archi ogivali e lo stemma di famiglia al centro. La soluzione scelta è quella di destra. In basso a destra la scritta “Recanati 30 Xbre 1872 visto ed approvato il progetto lettera A per l’esecuzione A. Carradori”. (Figura 5)
Figura 5. Il progetto della serra. Biblioteca Benedettucci Recanati Fondo Disegni n.5 (Foto Fabio Buschi).
Il progetto del cancello d’ingresso sulla via pubblica. Foglio n. 20: un disegno su cartoncino di cm 66,5×44,6 con inchiostro nero e acquarello.
Scale di palmi romani, di piedi romani e metrica. In alto si legge “A Sua E. Sig. Conte Antonio Carradori cultore promotore generoso delle Arti Belle questo progetto di prospettiva pel suo giardino rispettosamente offre Francesco Brandoni”. Non c’è data. Visto lo stile elegante in forme neoclassiche è possibile datare questo disegno ed i successivi nei decenni precedenti ai progetti della
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galleria e della serra ascrivibili allo stile romantico e neo-medievale di fine Ottocento. La fattura e lo stile di questo disegno e dei successivi fanno pensare alle produzioni dell’Accademia Clementina di Bologna di inizio secolo (dal 1795 al periodo napoleonico)10 e comunque al purismo di Ireneo Aleandri, la cui produzione progettuale si spinge sino alla metà dell’Ottocento. Il nome del progettista Francesco Brandoni si circonda di mistero perché dalle ricerche che finora ho potuto condurre non ha rivelato molto di sé. Probabilmente è figlio o nipote di Tommaso Brandoni, architetto recanatese, progettista del Teatro Giuseppe Persiani di Recanati (1823-1840), o del fratello o cugino Giuseppe Brandoni, architetto anche lui recanatese chiamato dal conte Osvaldo
Carradori di Potenza Picena a progettare il Teatro Comunale di quella città nel 185611. I legami di parentela fra i tre Brandoni ci sono ignoti, se non l’adesione al neoclassicismo architettonico dei loro progetti. Nei teatri dell’Ottocento è quasi inevitabile richiamarsi alla classicità, nel caso dei giardini è forte nella seconda metà dell’Ottocento il richiamo romantico che volgerà di lì a pochi anni all’eclettismo12. Il lungo periodo di trasformazione dei giardini Carradori, dalla seconda metà del Settecento alla fine del secolo successivo, contiene facilmente la sequenza storica degli stili che si sono succeduti nell’architettura nobiliare e pubblica: classicismo, purismo, romanticismo e infine lo stile eclettico e storicista al quale si possono ascrivere il baluardo, la serra e la galleria che unisce il giardino di levante a quello di ponente, tutti progetti del 1872 e 1873 (Figura 6).
Il Progetto di un padiglione. Foglio n.19: un disegno su
cartoncino di cm 58,×43,2 con inchiostro nero e acquarello. Non ci sono scritte. Se ne desume che sia un progetto per il giardino di ponente, dove sono gli attuali padiglioni (oggi sede Arci e Ristorante). Sono disegnate e proposte dal progettista (Francesco Brandoni?) due soluzioni: a destra un prospetto di tre aperture ad arco con paramento bugnato, a sinistra si aggiungono paraste doriche ed al centro un portale in forma di tempio con frontone e timpano sormontati dallo stemma dei Carradori. Potrebbe anche trattarsi di un primo progetto di serra, sempre per l’affaccio a ponente (Figura 7).
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Figura 6. Il progetto dell’ingresso dei giardini. Biblioteca Benedettucci Recanati Fondo Disegni n.20 (Foto Fabio Buschi).
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Figura 7. Il progetto dei Padiglioni di Ponente. Biblioteca Benedettucci Recanati Fondo Disegni n.19 (Foto Fabio Buschi).
Il Progetto di un padiglione. Foglio n.18: un disegno su cartoncino di cm 58,2×43,2 con inchiostro nero e acquarello. In alto la scritta “Prospetto di un terrazzo con due Padiglioni da erigersi sul lato di Levante del Giardino della Eccelsa Casa Carradori in Recanati”. Un alto basamento con sette grandi porte vetrate sostiene un leggero colonnato corinzio di sette fornici circondato ai due lati da due portali a serliana con colonne ioniche. Potrebbe anche questo essere un progetto per il giardino di ponente, ma la dicitura “lato di levante” sul titolo in alto ci fa supporre una sua destinazione proprio per il giardino di levante, la limonaia, oggi deturpata da una brutta palestra degli anni Settanta del Novecento. Anche qui non c’è firma (Fig. 8).
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Figura 8. Il progetto dei Padiglioni di Levante. Biblioteca Benedettucci Recanati Fondo Disegni n.18 (Foto Fabio Buschi).
Quando nel 1872 il senatore approva quei disegni e progetti ha 58 anni; lasciato dalla moglie Laura, ha questo colpo di coda di creatività ideando questa nuova disposizione dei giardini, anzi un ardito progetto complessivo del tutto nuovo che definire “I Giardini del Senatore” è doveroso. In un decennio (muore nel 1882) dà ai giardini l’assetto definitivo, che vediamo ancora oggi. Secondo una consuetudine architettonica molto diffusa nelle dimore storiche del centro Italia che prende avvio addirittura nel Rinascimento si guarda al bellissimo paesaggio collinare come una risorsa progettuale13. Seguendo questa suggestione culturale il conte Antonio riunisce i due paesaggi, montano e marino, collegando il giardino di levante a quello di ponente, ormai completato. Dal mare ai monti, seguendo l’eco lirica del poeta recanatese: “Mirava il ciel sereno, Le vie dorate e gli orti, E quinci il mar da lungi, e quindi il monte”14. Doveva essere particolarmente interessante allietarsi nel giardino orientale guardando le acque azzurre dell’Adriatico in mezzo ai limoni (il giardino era la limonaia, come di tradizione nei giardini all’italiana e comunque ottocenteschi) e poi infilarsi sotto il misterioso torrione medievale entro la buia galleria, sostando e sedersi appena un poco nella piccola esedra iniziale per prendere fiato prima di avventurarsi nel misterioso e teatrale tunnel alla luce
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debole e tremolante delle candele, sino al coup de teatre finale uscendo alla luce del sole dalla parte opposta a mirar i monti azzurri nello spazio infinito e verdissimo della Val Potenza, magari tra le eleganti colonne di un’architettura classica che sa di arcadia anche se un poco tarda. Il progetto del senatore se fosse stato realizzato avrebbe avuto questo sapore di studi classici e di eleganza dell’antico ancora di moda sul finire dell’Ottocento, anche se ormai in odore di storicismo positivista. Il giardino anteriore veniva anche arricchito da una serra in pietra arenaria giallo ocra con lo stemma di famiglia, da una kaffeehaus e numerose sculture disposte tra il verde.
La suggestione dei disegni, redatti forse a metà Ottocento, comunque tra il 1838 (nozze del conte Antonio Carradori con la principessa Laura Simonetti) ed il 1882 anno della morte del conte, è dovuta all’architetto
Francesco Brandoni, professionista tutto da scoprire. La qualità di questi disegni, in un deciso e forse tardo stile neoclassico, è data anche dall’eleganza del segno. In un periodo di incertezze storiciste ed eclettiche il Brandoni si richiama al neoclassico di inizio secolo, cercando continuità con il Quattrocento maianesco e lo stesso neoclassico dell’Augustoni. Comunque proprio lo stile e la fattura grafica fanno pensare alla produzione didattica degli allievi dell’Accademia Clementina di Bologna, dove studiarono arte e architettura molti marchigiani, da Carlo Orazio Leopardi al maceratese Nicola Vaccai15. L’unica quasi scherzosa concessione all’eclettismo è il “baluardo”, non necessariamente progettato dal Brandoni. Sembra infatti collocabile entro una diversa suggestione culturale: il romantico percorso verso la natura del giardino con un misterioso passaggio sotterraneo e forse anche a ricordare il vecchio palazzo trecentesco, che i pochi documenti storici e il Benedettucci ascrivono allo stile gotico veneziano. L’unica cosa certa dei progetti del 1872 e del 1873 è che sono stati diretti da Luigi
Bambini e approvati dal conte Antonio Carradori e, infine, che sono stati tutti realizzati come da progetto. I disegni del Brandoni sono invece rimasti sulla carta, ma crediamo che siano stati comunque di ispirazione per la costruzione dei padiglioni terrazzati verso ponente (Figura 9).
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Figura 9. Planimetria dei Giardini all’inizio del Novecento nell’assetto definitivo voluto dal conte Antonio Carradori, morto nel 1882. Le planimetrie complete del palazzo Venieri e dei giardini sono conservate presso l’archivio dell’Ufficio Tecnico Comunale di Recanati. In quegli anni il palazzo apparteneva ai Pallavicino (Foto Marco Campagnoli).
1 M. Moroni, Sviluppo e declino di una città marchigiana. Recanati tra XV e XVI secolo, Quaderni di “Proposte e ricerche”, n.5, Senigallia 1990.
2 Quel lavoro è confluito nella bella monografia F.Quinterio, Giuliano Da Maiano “Grandissimo domestico”, Roma 1996.
3 Comune di Recanati. “Rilevamento delle cavità artificiali ubicate presso gli edifici di proprietà comunale”, incarico affidato al sottoscritto, al geologo di Castelfidardo Fabio Vita ed al Gruppo Grotte Recanati, Convenzione Repertorio n.2333 del 25/10/2001.
4 Quel corso riguardava alcuni palazzi nobiliari di Recanati ed era coordinato da Carla Moretti. Nel 2013 il corso si occupava delle ville di campagna e anche delle fonti e delle cisterne recanatesi. In seguito dal 2014 al 2016 delle dimore storiche: palazzo Venieri, palazzo Massucci della Stella, Palazzo Ceccaroni, Palazzo Leopardi, Palazzo Dalla Casapiccola ed infine, nel 2015, palazzo Antici Mattei.
5 C. Benedettucci, Il palazzo del cardinale Venieri in Recanati, in “Il Casanostra”, n.72, 1937.
6 Tutte le notizie storiche sul Palazzo Venieri e le successive trasformazioni operate dai Carradori provengono da mie personali ricerche presso la Biblioteca Benedettucci di Recanati nelle buste 29, 123, 189, 203 e il Fondo Disegni. Dall’articolo di Stefano Papetti sul sito del Liceo Classico Giacomo Leopardi di Recanati (www.liceorecanati.it). L’articolo di padre Clemente Benedettucci, Il palazzo del cardinale Venieri in Recanati, cit. e la monografia F.Quinterio, Giuliano Da Maiano “Grandissimo domestico” cit.
7 A proposito del Gregoriano, poiché la mappa urbana di Recanati del 1818 è talvolta citata con la data 1817, conviene chiarire. Nella mappa stessa, conservata nell’Archivio di Stato di Roma e consultabile online sul sito dello stesso Archivio come progetto Imago II, si legge fra l’altro “Incominciata il giorno 30 Dicembre 1817 sospesa il giorno 4 Gennaio 1818. Proseguita il giorno 18 Aprile, ed ultimata il giorno 1 Maggio anno 1818, dalli sottostanti Geometri coll’intervento delli sottoscritti Assistente ed Indicatore Comunitativi sotto la direzione del Sig. Ingegnere.”. La dicitura “ultimata il giorno 1 Maggio anno 1818” non lascia spazio a dubbi di alcun genere. La Mappa Urbana del Gregoriano di Recanati va citata con la datazione 1818.
8 Dal sito del Senato della Repubblica Italiana, Scheda del Senatore Antonio Carradori.
(www.senato.it/home)
9 Il catasto Gregoriano del 1818, tanto le mappe quanto il brogliardo, è consultabile on line nel sito dell’Archivio di Stato di Roma, Progetto Imago II (www.cflr.beniculturali.it/). Le mappe urbane di Recanati del Catasto Gregoriano 1873 e del Catasto di Primo Impianto dello Stato Italiano 1937 sono conservate in versione cartacea e digitale presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Recanati. 10 Vedi i disegni di studenti maceratesi dell’Accademia Clementina pubblicati da Cristiano Marchegiani nel 1996. C.Marchegiani, Disegno d’architettura e didattica nel tardo 700 a Bologna. Un maceratese all’Accademia Clementina, Opus 5, 1996, Carsa Edizioni Pescara. Pag. 247, figure 93 e 94.
11 F.Mariano, Il Teatro nelle Marche, Nardini Editore 1996.
12 Vedi a questo proposito le varie voci su N.Pevsner, J.Fleming, H.Honour, Dizionario di Architettura, Einaudi, Torino 1981.
13 M. Campagnoli, Corti e cortili delle dimore storiche, in “Chiostri, cortili e corti delle Marche”, a cura di G.Volpe, Banca delle Marche, Milano 1999.
14 Giacomo Leopardi, “I Canti”, A Silvia.
15 C.Marchegiani, Disegno d’architettura e didattica nel tardo 700 a Bologna. Un maceratese all’Accademia Clementina, cit.